“Ecce homo”. Antonello da Messina

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/7/79/Antonello_da_Messina_004.jpg

Vi leggo una umanità delicatissima
e una sofferenzapreziosissima
una dignità “sovrumana”

«L’audacia teologica dell’ Ecce Homo risiede nella capacità di Antonello
di trasformare un’icona sacra in un’immagine di profonda umanità,
che suscita un sentimento di pietà e devozione intima,
superando la tradizionale distanza tra divino e umano.

Lo sguardo che si fa qui enigmaticamente provocazione e domanda – invano ho faticato? –
vive nell’invenzione prodigiosa di un solo tratto,
intorno al quale si dispone l’intensità singolare dell’intera figura:
la curva delle labbra verso il basso.
L’accoratezza dell’implorazione
che sottolinea l’audacia inspiegabile dell’abisso di umana immedesimazione del Figlio
è non può che coinvolgerci emotivamente.

Nb.:
«Questa tavola (1475) fa parte del lascito del Card. Giulio Alberoni al Collegio ononimo, in PIacenza.
Il soggetto costruisce una sintesi tra Ecce Homo
e quella del Cristo appoggiato alla colonna della flagellazione,
dove questo espediente mette in contatto il dipinto con lo spettatore,
rendendo un significato maggiormente meditativo.
Rispetto alle altre versioni,
la versione di Piacenza è senza dubbio la più riuscita,
per la matura sicurezza dell’impostazione spaziale
e la sapiente gradazione degli effetti luminosi.
Antonello sembra aver definitivamente raggiunto in questo dipinto
la perfetta sintesi tra il realismo di discendenza fiamminga,
evidente nella raffinata resa di particolari
e la visione plastico-prospettica tipica del rinascimento italiano.»  (Wikipedia)