
1938 la furia antisemita si sta scatenando e l’occhio vivido dell’artista,
potremmo dire meglio, la meditazione “spirituale”donata all’artista
anticipa e vede con chiarezza quanto sta per capitare.
Bande furiose di soldati;
villaggi in fiamme
deportazioni
gente in fuga;
figure disperate;
esilio;
deportazioni.
Non manca un barcone di disperati,
quasi un ammonimento profetico di quanto sappiamo fare anche noi uomini del post-2000.
Nel villaggio dato alle fiamme si intravvedono le due tavole della legge; (in alto a destra per chi guarda);
in basso, un rotolo (della Legge?) lascia una scia bianca
e un grande stupore sul volto e nelle vesti del fuggitivo (in basso a sinistra):
il libro, a fianco, è lì forse a ribadire la necessità di non staccarsi dalla Parola.
A stupire tuttavia è il grande spazio bianco, colore di Dio, che domina la tela.
E quella gigantesca croce,
con il crocifisso ricoperto solo dal Tallit (scialle della preghiera ebraica),
che mostra un volto rassegnato e sereno al contempo.
Quasi sottratto ad una icona russa.
Un uomo ebreo, a testimoniare che Dio non ha abbandonato il suo popolo;
o forse, se diamo credito al candelabro che richiama quello del tempio a sette braccia,
il Figlio dell’uomo che si offre per l’intera umanità.
Non ci sfugga infine: sopra il soggetto centrale del dipinto
dove solitamente c’è “l’angelo del Signore”
vediamo oppressione e speranza;
Assieme ad un gruppetto di persone spaventate e avvilite,
ci appare un profeta; mi ricorda immediatamenteGeremia:
un volto scuro per ciò che deve annunciare,
ma già immerso, con il suo vestito bianco, nella bellezza-potenza di Dio.
Non ci sfugga neppure la scala bianca, a richiamarci la scala di Giacobbe (quella che unisce cielo e terra)
e quel gruppo di case dove resistono segni di fuoco;
ma, nella loro scompostezza gioiosa ci parlano già di speranza.
Oggi quando pensi a Gesù, Figlio di Dio e nostro fratello,
non puoi prescindere dal contemplarlo come l’uomo avvilito che manifesta l’amore che Dio.







