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Home La Parrocchia 7giorni La parola del parroco 20.01.2013

La parola del parroco 20.01.2013

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LA NOSTRA UNITÀ VISIBILE,

SEGNO CHE SIAMO FIGLI DI UNO STESSO PADRE

Una lettura come riflessione nella settimana di preghiera per l'Unità dei Cristiani (18-25 gennaio)

La vigilia della sua morte Cristo presentiva il dramma delle nostre divisioni. Così, prima di lasciarci fece più intensa la sua preghiera: che essi siano uno. E con essa rivolge una chiamata all’unità ai cristiani di ogni epoca. Se coloro che confessano il suo nome si oppongono gli uni agli altri, se non c’è unità tra di loro, il mondo non potrà credere che i cristiani sono i figli di uno stesso Padre. L’ipocrisia, stigmatizzata dalla Chiesa nei confronti dei farisei, è stata introdotta nuovamente nel mondo proprio dai cristiani. «Il Cristo non potrà essere diviso», il corpo di Cristo è uno. Tutti coloro che portano il nome di cristiani devono vegliare perché le loro opposizioni non siano occasione di scandalo per gli increduli, per il mondo. Ci rendiamo conto che il mondo ha il diritto di ridere di noi che con tanta facilità abbiamo confessato un Dio d’amore, disprezzandoci tra di noi che portiamo il nome di Cristo? Perciò cosa c’è di straordinario in questo insuccesso della nostra testimonianza di fronte alle masse scristianizzate e ai pagani dei paesi di missione? La presa di coscienza dell’esistenza di masse non cristiane e della loro ostilità contro coloro che pretendono essere di Cristo, farà certo scoprire a qualcuno l’urgenza della nostra unità e ci aprirà al significato elementare della cattolicità. Una ventata nuova sta per attraversare le diverse confessioni cristiane e una domanda sta per porsi sempre con maggior forza: cosa significa appartenere alla Chiesa-Corpo di Cristo? Con generosità crescente, in una amicizia vera per ogni uomo, tutti questi credenti riscopriranno i valori universali che sono implicati nell’unità della Chiesa. Non si tratta di amare solo quelli che confessano Gesù Cristo come me e pregano nel mio stesso modo. Se infatti amo solo quelli che mi amano, cosa c’è allora di straordinario? Non fanno forse altrettanto i pagani? Bisogna sapere che, se è divisa in se stessa, la casa corre il rischio di crollare: il giorno in cui tornerà il Figlio dell’uomo troverà ancora la fede sulla terra? Si tratta di essere coscienti del dramma che si svolge nella Chiesa e contro di essa: se continuiamo a presentarci al mondo nelle sue divisioni, cosa potremo dire davanti all’umanità che è più lucida di noi sulle nostre incoerenze? Alcuni cristiani, è vero, affermano che fin d’ora esiste l’unità della Chiesa in Cristo, in modo non visibile. Ma cos’è dunque questa unità spirituale incapace di iscriversi nei fatti? E, soprattutto, come potremmo domandare a quelli che l’Evangelo chiama il mondo, gli increduli, di guardare con gli occhi della fede? Il mondo crede a ciò che vede e ciò che vede oggi è una Chiesa divisa. Solo la nostra unità visibile è capace di provare al mondo che siamo figli di uno stesso Padre, fedeli allo stesso Cristo. Perciò, se cerchiamo questa unità visibile dei cristiani è solo per obbedienza alla volontà di Cristo, lasciataci nella sua ultima preghiera: che siano uno perché il mondo creda. Solo in questo spirito diviene possibile cercare le condizioni di un vero ecumenismo che comporta purificazione di entrambe le parti, in un comune amore di Gesù Cristo.

Roger Schutz, Vivre l'aujourd'hui de Dieu, Taizé 1964, pp. 76-79

 

Non tutti sanno che.....

Nel suo morire Pietro Da Verona intinse il dito nel sangue che gli colava dalla testa, e con gli occhi fissati sul suo sicario, scrisse per terra "CREDO", in acrostico:

"Carinus Religiosus Erit Domenicani Ordinis"

In questo modo avrebbe predetto il futuro di Carino come religioso nell'Ordine dei Domenicani.