Sito Parrocchiale San Martino in Balsamo

  • Aumenta dimensione caratteri
  • Dimensione caratteri predefinita
  • Diminuisci dimensione caratteri
Home La Parrocchia 7giorni La parola del parroco 12.05.2013

La parola del parroco 12.05.2013

E-mail Stampa PDF

SEI DI SPERANZA FONTANA VIVACE

Chi non conosce il saluto alla Vergine Madre, che Dante Alighieri pone sulle labbra di San Bernardo, nell’ultimo canto del "Paradiso", e che la stessa ‘Liturgia delle Ore’ ha fatto suo nel ‘Comune della Beata Vergine Maria’ e nella ‘Memoria di Santa Maria in Sabato’? "Qui se’ a noi meridïana face / di caritate; e giuso, intra i mortali / se’ di speranza fontana vivace" [Par. XXXIII, 10-12].

Sì, Maria è a noi, in cammino nel tempo verso Dio, sorgente abbondante e continua di speranza cristiana. Lo afferma a gran voce il Concilio Vaticano II nel cap. VIII della Lumen Gentium, che è tutto "un inno incomparabile di lode in onore di Maria" (Paolo VI), invitandoci a contemplare Maria che "sulla terra, brilla ora innanzi al peregrinante Popolo di Dio, quale segno di sicura speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno del Signore"[LG 68].

Anche nella famosa antifona mariana ‘Salve Regina’, che risale al lontano inizio del secondo millennio del Cristianesimo, la Chiesa saluta e invoca Maria come "Madre di misericordia, vita, dolcezza e speranza nostra".

È celebre il commento alla ‘Salve Regina’ composto da Sant’Alfonso Maria de Liguori nel suo libro "Le glorie di Maria". Nelle pagine introduttive egli dichiara apertamente che quella di Maria, "speranza nostra", è una mediazione di grazia che in nessun modo oscura o diminuisce l’unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia. "Chiamando Maria nostra speranza, ho inteso chiamarla tale, perché tutte le grazie – come dice San Bernardo – passano per le sue mani". "La mia unica speranza è Gesù; e dopo Gesù la Vergine Maria".

 

Non tutti sanno che.....

Nel suo morire Pietro Da Verona intinse il dito nel sangue che gli colava dalla testa, e con gli occhi fissati sul suo sicario, scrisse per terra "CREDO", in acrostico:

"Carinus Religiosus Erit Domenicani Ordinis"

In questo modo avrebbe predetto il futuro di Carino come religioso nell'Ordine dei Domenicani.